In un' Italia dall'economia ferma, c'è un settore che ha messo il turbo. E' l'agricoltura, che nel primo trimestre del 2008 è cresciuta del 6,9% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre l'industria ha registrato un'aumento dello 0,6% soltanto e i servizi un misero 0,2%. A confermare le performance del settore primario sono arrivati i dati preliminari Istat. La decrescita dello 0,3% del Prodotto interno lordo è dovuta ad una diminuzione del valore aggiunto dell'industria, a una sostanziale tenuta dei servizi. Tiene botta solo l'agricoltura, che conferma la crescita del suo valore aggiunto e, dopo anni duri, ha ritrovato la forma. Ma qual'è il segreto? "Negli ultimi anni è cambiato l'imprenditore agricolo, che ha capito di doversi occupare anche di trasformazione e commercializzazione", spiega Federico Secchioni. Per il presidente di Confagricoltura, il cambiamento è avvenuto sopratutto nei settori viti-vinicolo, lattiero-caseario e orto-frutta. Le insalate già preparate e confezionate sono un esempio. La svolta dell'imprenditore agricolo è stata analizzata anche da un'indagine del Censis che ha evidenziato un nucleo vitale di imprenditori che costituisce una minoranza trainante portatrice di una cultura moderna di fare azienda. Innovazione, orientamento al mercato e ottimizzazione dei fattori produttivi e dell'organizzazione sono gli ingredienti necessari per essere un'agricoltore moderno. Il Censis ha individuato alcuni protagonisti di questa nuova fase. Tra questi c'è Gabriella Fantolino, che ha deciso di portare avanti la passione del padre Andrea, fondatore di un'azienda di produzione e commercializzazione di uova. Qual'è il loro punto di forza? "Seguiamo il nostro prodotto dall'inizio alla fine, cioè dal mangime per le galline a quando le uova arrivano sullo scaffale del supermercato - racconta Gabriella Fantolino - siamo noi a gestire lo spazio della vendita, abbiamo anche prodotto i mobili. Il nostro prodotto è fresco e imballato giornalmente, non possiamo trascurarlo nella parte finale dell'atto economico. Cerchiamo di fare in modo che il passaggio tra noi e il consumatore sia ridotto ai minimi, è lui il nostro vero cliente". Il successo si misura anche facendo il paragone con il resto d'Europa. "Se ci confrontiamo con le altre agricolture emerge che il valore aggiunto per ettaro, ovvero la ricchezza netta prodotta per unità di superfice dalla nostra agricoltura, è oltre il triplo di quella statunitense, doppia di quella inglese ed è superiore di oltre il 70% di quelle di Francia e Spagna - dice il presidente di Coldiretti Sergio Marini - Tutto rimanda a due sole parole: qualità ed eccellenza. Questo dato lo voglio consegnare a chi associa l'agricoltura italiana ad arretratezza imprenditoriale. Siamo ottimi imprenditori". Uno sguardo ai dati fa capire da dove proviene l'orgoglio agricolo. Secondo i dati di Coldiretti l'agricoltura italiana ha conquistato due leadership europee: del biologico, con quasi 50.000 imprese e oltre un milione di ettari, e dei prodotti tipici con 171 prodotti a denominazione e indicazione d'origine protetta riconosciuti dall'Unione europea, Senza dimenticare il ruolo di primissimo piano in campo enologico, con 487 vini a denominazione d'origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica tipica (Igt). (Fausta Chiesa dal Corriere della Sera del 22 agosto 2008)
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